Giorni fa ho incontrato i responsabili della moschea di piazza Mercato a Napoli. Nella stessa giornata ho fatto visita alla comunità ebraica di Napoli. Lunedì scorso ho incontrato il cardinale di Napoli, l'arcivescovo Michele Giordano. Sono stati tre incontri importanti, programmati prima che scoppiassero le polemiche sulle vignette. Tre gesti che spero possano contribuire a costruire, anche a Napoli, in tutta la Campania, occasioni concrete di incontro, di confronto, di dialogo.
Parlando con l'imam della comunità islamica ho sottolineato la necessità di realizzare, con le sole armi della persuasione, del convincimento, il sacrosanto principio della reciprocità. I miei interlocutori hanno condiviso pienamente la mia posizione, hanno convenuto sulla necessità di superare pratiche che nulla hanno a che vedere con lo spirito autentico dei testi sacri, la Bibbia ed il Corano. Sono stata in moschea senza paura di affermare la mia cattolicità, sottolineando con amarezza che ci sono Paesi dove non vengono rispettati i diritti umani, dove la donna è discriminata, in cui i cristiani sono gravemente perseguitati, dove chi abbandona la religione islamica rischia la vita. Credo così di aver non parlato e agito per dovere di verità, non per dividere ma per unire, per costruire alleanze. Spero di aver dato il mio contributo, come donna, come rappresentante delle Istituzioni.
Resto convinta che insieme ai musulmani che vivono nel nostro Paese dobbiamo creare ponti e occasioni di contatto (e sostegno) con le comunità che nei Paesi d'origine si battono per la laicità degli Stati. In tutte le circostanze, abbiamo il dovere di parlare del nostro futuro, senza paura di affermare i nostri principi, le nostre convinzioni profonde. Da ragazza, da emigrata, ho studiato negli Stati Uniti, in una scuola, già allora, multiculturale. Per anni sono stata al fianco di studenti di colore (nello stesso banco), di ragazze musulmane. Il mio vissuto mi spinge ad operare perché non si arrivi mai allo scontro. Il richiamo alle nostre radici cristiane ci impone di essere intransigenti e tolleranti al tempo stesso.
Vale sempre la pena tentare di far prevalere le ragioni dell'accoglienza e dell'ascolto. Non è facile ma bisogna riuscirci. Sono convinta che, tenuti fuori senza possibilità di appello gli atti terroristici, non ci sia una condizione di belligeranza tra la nostra e la loro cultura. Se ci lasciassimo andare a propositi ed atti di materiale ostilità, allora si' che favoriremmo un processo di pericolosa conflittualità e faremmo il gioco - terribile - dei terroristi.
Sandra
''Sono preoccupata. Questo nuovo orrore, senza entrare nel merito delle responsabilità oggettive e personali, dimostra che la famiglia è in crisi, che non ci sono più valori, punti di riferimento. Mancano i maestri, gli esempi. La drammaticità dei fatti di cronaca deve spingerci a reagire, ma in positivo, facendo scelte precise e decise. Parlo soprattutto per chi ha
responsabilità dirette. Vogliamo andare verso un nuovo modello di organizzazione sociale, che non vede più la famiglia al centro, perno irrinunciabile? Chi vuole questo lo dica, con chiarezza, assumendosene tutte le responsabilità. Ma sia chiaro che così si va verso l'ignoto'.
Il questore di Napoli, il dottor Fioriolli, invita a riflettere sul piano normativo. Io leggo le sue parole come una richiesta d'aiuto. Io dico: mettiamoci intorno ad un tavolo, tutti assieme, diamo indicazioni e individuiamo soluzioni, sia a livello nazionale che regionale, soprattutto per prevenire certi fenomeni di disgregazione sociale. Noi, come Consiglio regionale, siamo pronti ad accogliere proposte e suggerimenti da tradurre in leggi. Ma - ripeto - il problema non può limitarsi alla modifica dell'età punibile, ad interventi di mero sostegno economico. Dobbiamo confrontarci, apertamente, sul modello di società che davvero riteniamo
valido. Resto convinta che si debba ripartire dalle fondamenta, dalla famiglia, dall'educazione delle coscienze. Mi vengono in mente i giudizi della signora Franca Ciampi sulla Tv. Possibile che ad ora di pranzo si debba assistere a certe telenovele, alle performance del suocero che passa in rassegna biblica tutte le nuore? Se questo è il modello 'educativo' di società che si vuol far prevalere, lo si dica. Io resto nettamente contraria''.
''In occasione della prima Giornata mondiale delle Migrazioni voglio esprimere il mio apprezzamento, la mia gratitudine per l'impegno di tantissimi volontari, cattolici e laici, che spendono il proprio tempo al servizio degli altri, che testimoniano e realizzano nei fatti, con opere concrete, la cultura della solidarietà e dell'accoglienza.
Ho vissuto personalmente, da ragazza, l'esperienza di emigrante negli Stati Uniti - ricorda il presidente Lonardo -. Un'esperienza che mi ha formata, che mi ha arricchito sotto tutti i punti di vista e che mi permette di guardare con particolare attenzione ai bisogni dei 'nuovi migranti', dei tanti extracomunitari che arrivano in Italia, nella nostra regione, spinti dal bisogno e dalla voglia di integrarsi, di conquistare, nel rispetto delle leggi e delle regole dei Paesi che li ospitano, condizioni di vita migliori, per se' e per le loro famiglie. I nuovi migranti sono una risorsa preziosa, dal punto di vista sociale, culturale, economico. Le Istituzioni hanno il dovere di favorire politiche di piena integrazione e di sostenere, in ogni forma, le iniziative messe in campo dalle tante associazioni di volontariato.
Tra queste, in prima fila da sempre, vi è la Caritas, alla quale tutti, comunque la pensiamo, dobbiamo riconoscenza. La Caritas, interprete fedele della Dottrina sociale della Chiesa, rappresenta un punto di riferimento indispensabile per superare ostilità preconcette, paure, diffidenze.
Domani, domenica, la prima Giornata mondiale delle Migrazioni servirà a ricordare a tutti noi, specialmente a chi ha dirette responsabilità di governo, che non serve alzare barriere, che sarebbe un grave errore e danno operare con atteggiamenti di chiusura.''
Il 20 novembre si celebra la XVI Giornata mondiale dell'infanzia
I bambini, i loro bisogni, i loro diritti. Ma anche i loro sogni. La voglia di giocare, di correre, di amare e di essere amati. La tenerezza dei bambini, gli sguardi, la meraviglia. Poi mi vengono in mente le violenze, materiali e psicologiche. Lo sfruttamento, il lavoro nero, gli abusi sessuali, anche dentro casa. Penso ai ragazzini che a scuola non ci andranno mai, che abbandonano, che sono rifiutati, emarginati. Inorridisco per il mercato degli organi, per i figli di nessuno costretti a mendicare, istigati a rubare, scippare, a vendere droga e morte.
Il mio pensiero va agli scugnizzi delle periferie, bambini e bambine che non sapranno mai che esiste un tempo per la spensieratezza. C’è l’ammirazione per i tanti, tantissimi genitori che con sacrificio quotidiano – direi eroico – non si risparmiano pur di regalare un sorriso ai figli.
Domenica, in tutto il mondo si celebra la Giornata dei diritti del bambino.
Le istituzioni, a tutti i livelli, sono richiamate, ancora una volta, alle loro responsabilità. Comprese la scuola, le famiglie, le associazioni, le parrocchie. Tutti, nessuno escluso.
La Speranza contro ogni Speranza: mi sembra la frase del Vangelo che meglio da’ il senso di una battaglia, difficile, che si può vincere. Insieme.
Sono convinta che, malgrado le difficoltà, le atrocità, dobbiamo far prevalere il positivo. Facciamo la nostra parte, piccola o grande, per cambiare le cose.
Questa estate, durante il Festival del cinema per ragazzi di Giffoni Valle Piana, ho annunciato l’istituzione in Campania del ‘Garante per l’Infanzia e per l’adolescenza’. Il titolo spiega già tutto. L’intenzione è diventata proposta di legge. Presto, sono certa, il Consiglio regionale la farà sua e l’approverà. Quella per il Garante per l’infanzia è stata la prima proposta di legge che ho firmato come consigliere regionale. Ne sono veramente lieta. E' un segno.
Alessandra Lonardo
A LOCRI HO VISSUTO UNA GIORNATA CHE LASCERA’ IL SEGNO NEL MIO CUORE
Ieri pomeriggio ho partecipato a Locri ai funerali di Francesco Fortugno. E’ stata un’esperienza che certamente lascerà un segno nel mio cuore e mi sarà di grande aiuto nell’azione politica.
Vedere i figli, i visi distrutti dei figli, giovani ragazzi che hanno visto morire il loro padre, mi ha procurato davvero tanto dolore.
Ieri ho visto anche un popolo ammutolito dal dispiacere e anche dalla paura. Questo mi ha fatto ancor di più riflettere.
Poi, in Chiesa, ho ascoltato un’omelia di grande spessore, religioso, umano, civile. Le parole, il richiamo del vescovo di Locri, mi hanno ancor di più responsabilizzata e coinvolta. Lui ha fatto anche un appello alle mamme e alle donne, ribadendo che ‘’il riscatto della Calabria passa anche attraverso le mamme e le donne’’. Come mamma e come donna impegnata nelle Istituzioni, mi sono sentita compresa ed incoraggiata ad operare con ancora più vigore per il rispetto delle regole, la trasparenza.
E’ vero, la politica, quella con la ‘P’ maiuscola, deve fare la sua parte. Bisogna che questo omicidio vile e orrendo, che ha insanguinato la bella Calabria, diventi occasione per costruire una rette fitta di solidarietà e di collaborazione tra le Istituzioni, a tutti i livelli. Una solidarietà tra Regioni del Nord e del Sud. Solo così la criminalità organizzata, la protervia dei mafiosi può essere sconfitta.
Dobbiamo ritrovare valori comuni, quelli che ci fanno sentire tutti italiani. L’uccisione di Francesco Fortugno è una sfida lanciata non solo ai calabresi ma al Paese intero. Una sfida che va raccolta da tutti, indistintamente, maggioranza, opposizione, amministratori pubblici locali, regionali, nazionali.
Insieme dobbiamo lavorare per i nostri giovani, per offrire loro un futuro, una prospettiva, una speranza. Si’, solo attraverso i giovani si riscatta la Calabria e non solo la Calabria. Penso anche alla nostra Campania, all’intero Mezzogiorno.
Possiamo farcela. Dobbiamo farcela.